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Mensa scolastica: cosa fare in caso di intolleranza al lattosio

a cura di:
Redazione In Salute

Il mio bambino è intollerante. Cosa mangerà in mensa?

Il tuo piccolo comincia a frequentare la scuola elementare. Ha solo 6 anni, è intollerante al lattosio e tu sei in pensiero perché non sai come controllare ciò che mangerà alla mensa scolastica. Cosa puoi fare per preservare la salute e la corretta crescita di tuo figlio, riacquistando un po’ di serenità? Lo abbiamo chiesto ai nostri lettori: ti raccontiamo l’esperienza di Matilde.

I primi segnali: sembrava un virus, invece…

La storia di Matilde C. è simile a quella di tante mamme: conoscerla potrebbe aiutare anche te e il tuo bambino. “A 6 anni Riccardo aveva iniziato a frequentare la prima e si era ambientato subito, senza quei problemi o ansie che a volte accompagnano il passaggio tra scuola materna ed elementare. E anche il cibo servito in mensa era di suo gusto”, racconta la mamma. “Un giorno di novembre ricevetti una telefonata dalla segreteria, che mi avvertiva di un malessere accusato da Riccardo, in particolare dolori alla pancia e diarrea; non aveva febbre e già quando arrivai a scuola sembrava stare meglio, tuttavia lo portai a casa, pensando a un virus gastrointestinale. Da quel giorno, episodi dello stesso genere divennero abbastanza frequenti, anche nei fine settimana, dunque cominciai a chiedermi se potesse esserci una correlazione con gli alimenti che assumeva. Avevo sentito dire che a scuola c’erano alcuni bambini che soffrivano di intolleranza al lattosio. Un’amica mi aveva parlato di Lactease DNA, un test genetico che si può comprare in farmacia senza ricetta medica. Decisi di provarlo: con il tampone feci un semplice prelievo di saliva a Riccardo e lo spedii come spiegavano le istruzioni. Il responso arrivò velocemente… e confermò la sua predisposizione all’intolleranza!”

Era intolleranza al lattosio. Per fortuna il medico mi ha spiegato cosa fare.

Matilde era spaventata, non sapeva quasi nulla di questo disturbo. Pensò di chiedere subito un consiglio al suo pediatra. “Per fortuna, mi rassicurò. Mi spiegò che il deficit di lattasi, l’enzima che permette di digerire il lattosio presente in alcuni alimenti, può modificarsi nel tempo, che le intolleranze nei bambini sono frequenti ed è possibile che, adottando una dieta corretta, il disturbo regredisca. Mi suggerì quindi di modificare per un certo periodo l’alimentazione di Riccardo, escludendo i cibi contenenti lattosio, per verificare l’effettiva scomparsa di tutti i sintomi. Successivamente avremmo potuto reintrodurre il lattosio, a partire da piccole quantità: la risposta del bambino avrebbe indicato la sua personale soglia di tollerabilità, dando quindi informazioni sulla quantità di alimenti con lattosio che avrebbe potuto assumere senza avvertire disturbi”.

Cosa prevede il regolamento scolastico.

Poiché ogni istituto scolastico risponde dell’incolumità dei bambini nelle ore in cui permangono all’interno della struttura, quando si parla di alimentazione il protocollo seguito è necessariamente rigido.
Le linee guida su menu, preparazione dei pasti (quando nella scuola è presente una cucina) o semplice somministrazione quando giungono già pronti da una mensa esterna, sono stabilite dalle ASL.
Per ottenere una dieta personalizzata, in caso di allergie o intolleranze alimentari, si deve avviare una rapida pratica, che prevede due precisi step:

  1. Consultare il proprio pediatra per ottenere il certificato attestante il disturbo e la necessità di una dieta ‘su misura’;
  2. Consegnare il certificato alla direzione scolastica, che lo trasmetterà alla società che gestisce l’appalto per la mensa e che, a sua volta, lo manderà all’ASL di competenza per l’accettazione.

Chi è intollerante, in mensa avrà una dieta speciale.

Una volta accettata la richiesta dalla ASL, il pranzo e le merende di un bambino intollerante al lattosio, rientrano nelle cosiddette diete speciali, che vengono predisposte da un nutrizionista appositamente per gli alunni che presentano allergie o intolleranze ai più diversi alimenti (le situazioni dei bambini vengono trattate come dati sensibili e, per tutelarne la privacy, non possono apparire elenchi in pubblico recanti i nomi con la relativa dieta). Qualora, in seguito, la sintomatologia del bambino dovesse regredire e il pediatra ritenesse opportuno reintrodurre gradualmente il lattosio, si dovrà far pervenire alla scuola una nuova prescrizione.

Quando è consigliato un integratore di lattasi.

Può accadere che i disturbi avvertiti non siano particolarmente gravi e al contempo il piccolo abbia necessità di assumere un buon apporto di calcio o altri nutrienti contenuti in alimenti in cui è presente anche lattosio. In questa situazione il medico potrà consigliare di assumere una compressa di integratore di enzima lattasi, come Lactease Junior, solo quando il pasto contempli determinate pietanze. Il bambino non avvertirà spiacevoli sintomi e il suo organismo potrà beneficiare di molti alimenti, come il latte e i suoi derivati, così importanti nella fase di crescita. A scuola però, il regolamento interno prevede che il personale addetto all’infermeria non possa somministrare alcun tipo di farmaco o integratore, fatta eccezione per i medicinali salvavita (e comunque dietro autorizzazione scritta dei genitori accompagnata da prescrizione medica). Se tuttavia la cura di un disturbo prevedesse l’assunzione di un determinato prodotto, sarà comunque possibile seguire lo stesso iter – prescrizione medica e richiesta scritta alla scuola – e la domanda, se motivata, verrà solitamente accettata.

Perché il mio pranzo è diverso dagli altri?

Matilde era stata rassicurata dal medico e aveva risolto la questione pratica. Le restava però un cruccio. “Ero triste al pensiero che il mio bambino si sentisse isolato per il fatto di dover seguire una dieta diversa dai compagni, in un momento di convivialità quale è il pasto in mensa. Su questo aspetto però è stata la direttrice a tranquillizzarmi. Mi spiegò che le nostre preoccupazioni spesso sono infondate e non sono condivise dai bambini. In effetti così è stato, Riccardo non si è mai lamentato del pranzo ‘speciale’.
E poi è in buona compagnia: su 254 bambini che frequentano la scuola, 2 sono celiaci, 8 non possono mangiare la frutta secca e ben 10 sono intolleranti al lattosio!”.

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