Intolleranza

Intolleranza al lattosio, un disturbo diffuso in tutto il mondo

a cura di:
Redazione In Salute

L'intolleranza al lattosio è diffusa in tutto il mondo
L’intolleranza al lattosio è un disturbo presente in tutto il pianeta, ma con un’incidenza radicalmente differente nei vari Paesi. Tra le popolazioni dell’Estremo Oriente e dell’Africa centro-meridionale, per esempio, così come tra i nativi australiani e nordamericani, la diffusione si avvicina al 100%. Al contrario, nell’Europa settentrionale e centrale, nell’area dell’ex Unione Sovietica, nel Nord America e in Australia, l’intolleranza colpisce meno del 20% degli abitanti. Nell’Europa mediterranea e in America latina, infine, i dati oscillano tra il 40% e il 70%.

Per capire le ragioni di questa disomogeneità, dobbiamo per prima cosa spiegare cos’è l’intolleranza al lattosio. È un disturbo legato al principale zucchero del latte, il lattosio, che, per poter essere digerito, deve venire idrolizzato in due zuccheri semplici: glucosio e galattosio. L’enzima che si occupa di questo processo si chiama lattasi e, pur essendo molto attivo nei primi anni di vita, tende a scomparire con l’avanzare dell’età.

Eppure, tra le popolazioni di origine nordeuropea (ma anche tra gli abitanti degli Stati di colonizzazione anglosassone), questa progressiva scomparsa avviene meno frequentemente.
A cosa è dovuto questo fenomeno, denominato “persistenza di lattasi”? Esistono varie teorie.

La prima ipotesi: correlazione tra consumo di latte e intolleranza.

La capacità di digerire il lattosio anche in età adulta potrebbe essere direttamente collegata all’abitudine di consumare latticini. In effetti, confrontando i dati sulla diffusione dell’intolleranza con quelli sul consumo pro capite di prodotti caseari, si può notare che dove si beve più latte, si tollera meglio il lattosio.

Paese Consumo di latte annuo pro capite in kg Incidenza intolleranza al lattosio
Finlandia 361 18 %
Svezia 355 4 %
Danimarca 295 5 %
Francia 264 20 %
Italia 256 68 %
Brasile 124 85 %
Giappone 71 98 %
India 68 50 %
Cina 28 92 %

Fonte: Fao statistic division, 2007

Nonostante la presenza di alcune eccezioni (l’Italia, per esempio, presenta un’ampia diffusione dell’intolleranza pur con un elevato consumo di latte), si può osservare una proporzionalità inversa tra il primo e il secondo dato. Basandosi su queste evidenze, una ricerca del University College of Dublin, pubblicata su «Nature Communication», sostiene che la capacità di digerire il lattosio si sarebbe sviluppata con una mutazione genetica, dovuta a nuove abitudini alimentari diffuse già in epoca preistorica. Con il passaggio dalla caccia all’allevamento, infatti, le diete mutarono, e con esse anche l’apporto nutrizionale. Nel nord dell’Europa, dove l’agricoltura era più difficile da praticare a causa del clima rigido, i latticini divennero, da subito, una fonte di nutrienti imprescindibile. Abituandosi lentamente, nel corso di millenni, al consumo di derivati del latte, le popolazioni nordiche avrebbero quindi sviluppato una buona capacità di tollerare il lattosio. Nell’Europa meridionale (ma anche in Oriente e Africa) dove i latticini sono meno diffusi, il tasso di intolleranza è invece rimasto molto più alto.

Le altre ipotesi: scarsità di cibo e selezione naturale

Uno studio pubblicato dall’Evolutionary Biology Centre dell’Uppsala University, ha proposto invece una visione differente. La ragione del rapido adattamento al lattosio, secondo questa teoria, sarebbe legata al comportamento delle popolazioni nei periodi di scarsità di cibo. In caso di cattivi raccolti o climi particolarmente rigidi, potevano infatti venire a mancare molti prodotti agricoli. Le popolazioni che, in condizioni normali, consumavano solo latticini facilmente digeribili (quelli fermentati e lavorati, come i formaggi), si trovarono costrette, in mancanza di alternative, a iniziare a consumare anche latte intero. Questo, per persone non abituate e già debilitate, era causa di gravi problemi di salute. Si sarebbe verificata così una forte selezione naturale a vantaggio degli individui tolleranti al lattosio, con il risultato di aumentarne notevolmente il numero. Alla stessa conclusione arriva anche un articolo della Cornell University, secondo cui l’uomo avrebbe attivato la capacità di digerire il lattosio, anche in età adulta, per sopravvivere alle crisi agricole e alle carenze di cibo.

Diagnosticare l’intolleranza attraverso un Test del DNA

Entrambe le teorie riportate, pur partendo da presupposti differenti, arrivano a collegare l’intolleranza al lattosio all’evoluzione (o selezione) genetica. In altre parole, nel nostro DNA è scritto se siamo predisposti o meno a soffrire del disturbo. È quindi possibile scoprire se si è intolleranti, con un approccio predittivo e non diagnostico, attraverso un semplice esame del DNA.

Tra i test disponibili in commercio, Lactease DNA si distingue per essere sicuro, innovativo ed economico. Fino a poco tempo fa, i metodi più diffusi per diagnosticare l’intolleranza erano il breath test e la misurazione dell’attività di lattasi attraverso biopsie del duodeno/digiuno. Si tratta di metodi invasivi, che provocano disagi al paziente e comportano una spesa non indifferente in termini economici e di tempo.

Il test genetico Lactease DNA, invece, è di facile utilizzo e non provoca alcun tipo di fastidio.

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