Allergologia

Intolleranza al lattosio: il percorso del paziente per identificarla.

a cura di:
Catello Romano

Riconoscere i sintomi dell'intolleranza al lattosio

Non è raro che, chi ha problemi di salute, tenda a fare autodiagnosi e si convinca di soffrire di un disturbo che non corrisponde alla realtà. In particolare, le reazioni dell’organismo di fronte ad alcuni alimenti possono ingenerare malintesi.

Questa email, che ho ricevuto alcuni mesi fa, racconta una storia quasi esemplare. Il paziente soffre di fastidiosi malesseri, ha fretta di trovare una soluzione che lo faccia tornare sereno e in salute e, quindi, inizia a modificare la sua dieta escludendo alcuni alimenti a cui pensa di essere allergico. Non solo. Intraprende una lunga trafila di esami clinici, onerosi e anche invasivi.
Niente di tutto questo porta però a una diagnosi definitiva e, quindi, a una cura…

“Buongiorno dottore. Vorrei fare le prove allergiche agli alimenti perché ho una serie di disturbi intestinali che mi complicano la vita. Più precisamente: dopo colazione mi sento la pancia gonfia come fosse piena d’aria, devo andare in bagno un paio di volte e inoltre avverto una strana sensazione di malessere. I sintomi migliorano un poco in tarda mattinata ma si ripresentano dopo pranzo. Ho sempre avuto un alvo irregolare di tipo colitico, con alternanza di diarrea e stitichezza. La mia vita è condizionata dai disturbi intestinali, non riesco a lavorare come dovrei e sono spesso nervoso. Ho provato a capire cosa mi potesse dar fastidio ma ogni volta sembra che la causa sia un cibo diverso: a volte sembrano i legumi, altre volte il pomodoro, oppure il latte. Ho provato a eliminarli dalla dieta per qualche giorno ma senza risultati. Ho già fatto gli esami per la celiachia, che sono risultati negativi, per non parlare di svariati esami delle feci. Mi sono sottoposto anche a gastroscopia e colonscopia, che non hanno evidenziato niente di particolare. Mi è stata diagnosticata una ’colonpatia funzionale’ e assumo molto spesso antispastici e fermenti lattici ma senza un particolare beneficio. La mia dieta attuale è molto limitata: bevo latte scremato, ho eliminato legumi e pomodoro, mangio poco pane e poca pasta”.

Come dicevo, capita spesso di ascoltare racconti simili a questo. I pazienti si rivolgono all’allergologo per praticare prove allergiche alimentari o specifiche per il latte nel sospetto di un’allergia.
In realtà si tratta di una richiesta impropria e inutile in quanto i sintomi dell’allergia sono completamente diversi e contemplano:

  • orticaria
  • angioedema
  • prurito alla bocca e alla lingua
  • in casi estremi, anafilassi

Un paziente convinto di soffrire di un disturbo, spesso si rivolge al medico per avere conferma dei propri sospetti. In questi casi, il suo comportamento porta a ritardare l’individuazione della causa reale del malessere.

Così è successo al paziente che mi ha scritto questa email quando era ancora in cerca di una risposta. Dopo averlo incontrato, ho richiesto un esame specifico e la diagnosi corretta è arrivata: si trattava di intolleranza al lattosio. Un percorso diagnostico corretto dovrebbe dunque prevedere un ascolto molto attento e una valutazione critica degli esami da praticare in rapporto alle manifestazioni cliniche e ai dati epidemiologici.

L’intolleranza al lattosio, zucchero presente nel latte, è molto frequente e si manifesta con un corredo sintomatologico caratteristico – gonfiore addominale, eruttazioni, flatulenza, alvo irregolare, sensazione di malessere – per cui andrebbe sospettata e studiata con maggiore attenzione.
Gli esami da praticare in questo caso, breath test e test genetico, sono semplici, non invasivi, di basso costo e permettono una diagnosi rapida e precisa. In questo modo si ottengono vantaggi per il paziente in termini di tempo e di spesa e per il sistema sanitario, evitando esami inappropriati e costosi.

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