Pediatria

Influenza intestinale nel bambino: esiste davvero?

a cura di:
Piercarlo Salari

Un pediatra che visita un bambinoTalvolta la fantasia popolare crea delle espressioni che, pur senza alcuna pretesa di scientificità, rendono così bene il concetto o l’impatto di una particolare condizione fisica da entrare nell’uso comune e perfino nel gergo medico.
Un esempio è la cosiddetta “influenza intestinale”, una denominazione che non rientra tra le malattie ufficiali eppure espressione efficace, diventata di dominio comune per almeno due ragioni: innanzitutto perché l’influenza vera, quella causata cioè dai virus influenzali, oltre alle vie respiratorie, soprattutto nei bambini, può comportare disturbi anche a carico dell’apparato digerente; in secondo luogo perché lo stesso termine “influenza” suggerisce l’idea di alterazione.

Ma al di là di queste disquisizioni linguistiche vediamo perché e come nella realtà accade che molti virus nel bambino possono interessare allo stesso tempo vie aeree e intestino. I meccanismi sono fondamentalmente due:

  • in primo luogo i virus più diffusi hanno la capacità di aggredire le mucose, ossia i tessuti di rivestimento interni. Per quanto alcuni abbiano una maggiore propensione per un distretto, di fatto possono trovare vie di accesso differenti, approfittando di alcune somiglianze strutturali tra mucosa respiratoria e intestinale. Questo giustifica il fatto per cui nel bambino anche un banale raffreddore si può associare a disturbi digestivi (nausea, vomito, diarrea);
  • in secondo luogo non dobbiamo dimenticare che l’ingresso di un germe nell’intestino ne perturba spesso la flora batterica, modificando così quel delicato equilibrio fondamentale per il suo stesso funzionamento. Ecco allora l’insorgere, ancora una volta, di fastidiose manifestazioni, che vanno dall’inappetenza (istintivamente il bambino è poco motivato a mangiare perché associa l’introduzione di cibo a una sensazione sgradevole) alle scariche liquide.

Può anche capitare poi che un virus, con la sua semplice presenza anche se non devastante, favorisca l’insediamento o la proliferazione di batteri più aggressivi, che possono far peggiorare il quadro clinico già in essere, comportando ulteriori momentanei disagi e difficoltà nell’assorbimento e digestione di alcuni componenti, tra i quali il lattosio (in questi casi, l’eventuale ricorso a un preparato a base di lattasi, ove necessario,  permetterà di continuare ad assumere alimenti che lo contengono).

In conclusione, quando sentiamo parlare di influenza intestinale dobbiamo sempre cercare di capire come viene intesa questa dicitura: si tratta, insomma, di un’influenza reale che si è spinta oltre le vie aeree oppure di una gastroenterite a tutti gli effetti?

L’impiego di un probiotico sarà in ogni caso utile e consigliabile, sia per stimolare il sistema immunitario sia per contrastare l’agente patogeno e favorirne l’eliminazione.

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