Gastroenterologia

Intolleranza al lattosio e terapie farmacologiche

a cura di:
Edoardo Savarino

Approfondiamo il tema dell’interazione tra assorbimento dei farmaci e intolleranza al lattosio.

 

Intolleranza al lattosio e farmaciCome l’intolleranza al lattosio può influenzare le terapie farmacologiche?

Numerosi studi hanno dimostrato che in caso di malattie gastrointestinali – come la malattia celiaca, le gastriti croniche, le parassitosi o le infezioni intestinali – è necessario modificare il dosaggio dei farmaci assunti, in modo da mantenere un livello sierico del farmaco efficace. Infatti, alcune malattie a carico del tratto gastrointestinale come la celiachia o, in misura minore o indiretta, disturbi come l’intolleranza al lattosio possono determinare un danno a carico della mucosa dell’intestino tenue, riducendo la sua capacità assorbente e quindi la dose effettivamente assimilata di farmaco introdotto per via orale. Inoltre, esistono altri meccanismi attraverso i quali l’assorbimento dei farmaci può risultare alterato. Questi includono:

  • la diarrea da accelerato transito intestinale, con conseguente riduzione del tempo di contatto del farmaco con la superficie assorbente dell’intestino (principale meccanismo imputato del malassorbimento dei farmaci in caso di intolleranza al lattosio);
  • la sovracrescita batterica dell’intestino;
  • le variazioni del pH endoluminale, responsabile dello scioglimento degli involucri di alcuni farmaci come la mesalazina e quindi del rilascio del principio attivo del farmaco.

E’ opportuno ricordare, infatti, che nella maggior parte dei casi solo una percentuale variabile tra il 40 e l’80% dei farmaci che assumiamo per bocca viene assorbita nel nostro intestino, mentre la restante parte viene perduta. La conseguenza di questi eventi è una netta riduzione della quantità di farmaco assorbito e quindi una ridotta efficacia terapeutica.

Quali sono le patologie e quindi le terapie principali che possono essere influenzate da un’intolleranza al lattosio?

Una delle più comuni è sicuramente l’ipotiroidismo. L’ipotiroidismo su base autoimmune viene oggi considerata la più comune patologia autoimmune e la più frequente patologia tiroidea. Basandoci sulla sua eziologia possiamo distinguerne una forma primaria e una forma iatrogena. La terapia si basa sulla somministrazione di levotiroxina, la cui biodisponibilità è approssimativamente del 40-80% dopo somministrazione per via orale: l’assorbimento avviene in duodeno ma maggiormente in digiuno e ileo. Pertanto la sua biodisponibilità può essere alterata da un malassorbimento attribuibile ad altre patologie o a terapie mediche concomitanti. Un recente studio italiano ha evidenziato come sia necessario aumentare il dosaggio di levotiroxina per trattare l’ipotiroidismo in pazienti affetti da intolleranza al lattosio al fine di sopperire alla ridotta biodisponibilità del farmaco dovuta ai meccanismi cui ho accennato poco fa. Inoltre, un altro importante fattore entra in gioco quando parliamo di intolleranza al lattosio e malassorbimento dei farmaci. Bisogna infatti considerare che molti famaci (come la maggior parte delle formulazioni di levotiroxina) contengono lattosio, che può determinare un danno diretto a livello della mucosa e favorirne il malassorbimento. Un ulteriore esempio di farmaco la cui biodisponibilità può essere ridotta a causa del malassorbimento intestinale è la pillola anticoncezionale. Di conseguenza, anche gli ormoni steroidei contenuti nel contraccettivo orale potrebbero non essere assorbiti correttamente a causa dell’infiammazione intestinale, della sindrome da malassorbimento e di episodi frequenti di diarrea. Ciò potrebbe esporre la donna ad un rischio maggiore di irregolarità del ciclo mestruale e di gravidanze indesiderate. Ulteriori esempi sono rappresentati dalla somministrazione di ferro e vitamine in caso di anemia.

Cosa fare dunque?

Prima di tutto, mai trascurare questo genere di disturbi gastrointestinali che possono compromettere l’efficacia dei farmaci assunti – quali la levotiroxina e l’anticoncezionale – e quindi favorire la comparsa di astenia, aumento di peso, bradicardia, crampi e dolori muscolari, depressione, ritenzione idrica, sonnolenza o possono mettere a rischio di gravidanze indesiderate, fenomeni di spotting e irregolarità del ciclo mestruale. I soggetti che presentano intolleranze alimentari o che lamentano disturbi gastroenterici frequenti devono innanzitutto parlarne apertamente con il proprio medico che, a sua volta, potrà indirizzare il paziente verso un percorso diagnostico appropriato e verso la scelta di una terapia più efficace.

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