Nutrizione

Il ruolo delle proteine del latte nel trattamento dell'ipertensione

a cura di:
Annalisa Pediroda

I latticini sono utili a trattare l'ipertensioneL’ipertensione arteriosa, soprattutto quando associata a sovrappeso, ipercolesterolemia e/o diabete, è il principale fattore di rischio per la cardiopatia ischemica, l’ictus, la rottura di aneurisma aortico, la malattia renale e la retinopatia.

L’alimentazione è considerata un importante fattore preventivo ai fini della regolazione della pressione arteriosa e, nella letteratura scientifica internazionale, sono presenti molteplici lavori sull’associazione tra consumo di prodotti lattiero caseari e pressione sanguigna.

Le proprietà delle proteine del latte

Tali proteine posseggono un valore biologico molto elevato. Oltre all’importante apporto di aminoacidi, le proteine del latte svolgono anche il ruolo di precursori di peptidi biologicamente attivi (in grado cioè di produrre un effetto sull’organismo ulteriore rispetto a quello nutrizionale).

Le proteine del latte con attività biologica sono rappresentate da tre grandi famiglie:

  • le caseine (α, β e κ)
  • le sieroproteine (immunoglobuline, β-lattoglobuline, α-lattalbumine, lattoferrina e lisozima)
  • i fattori di crescita (prolattina, transforming growth factor [TGF], insulin-like growth factor  [IGF])

Le attività che sono state riconosciute ai peptidi derivanti da tali proteine sono svariate: agoniste e antagoniste degli oppiacei, antiaggreganti e antipertensive, immunomodulanti, utili al trasporto di minerali etc.

Queste molecole sono presenti nella loro forma inattiva nella struttura primaria delle proteine del latte e acquistano il loro potenziale biologico in seguito a processi digestivi gastrointestinali o alla stagionatura dei formaggi (soprattutto se prolungata).

Le caseine del latte rappresentano dunque una fonte importante di sequenze funzionali con attività antitrombotica, antiipertensiva, immunomodulante e di trasporto degli oligoelementi.

Come avviene l’effetto anti ipertensione

I peptidi bioattivi derivati dal latte più studiati sono quelli con capacità antiipertensiva che si esplica principalmente attraverso l’inibizione dell’enzima convertitore dell’angiotensina (ACE). Quest’ultimo enzima, presente nel plasma e in altri tessuti, è coinvolto nella regolazione della pressione sanguigna attraverso la formazione di una molecola ad azione vasocostrittiva e la contemporanea degradazione della bradichina, importante molecola ad azione vasodilatatoria, per cui il risultato finale di tale attività enzimatica è un deciso innalzamento della pressione sanguigna.

Le caseine rappresentano una fonte molto importante di peptidi dotati di attività ACE-inibitrice. I peptidi bioattivi sotto il profilo farmacologico non possono di certo sostituire i farmaci antiipertensivi, però assumono un’importante valenza sia dal punto di vista preventivo, sia come coadiuvanti nel trattamento farmacologico.

Il beneficio si ottiene attraverso un’assunzione equilibrata di formaggi stagionati (nelle quantità stabilite a seconda della condizione clinica) e/o di altri derivati del latte fermentati e solamente se viene protratta nel tempo.

Diversi autori hanno dimostrato che diete ricche di latte fermentato con Lactobacillus helveticus portano ad una riduzione della pressione arteriosa sino a 21 mmHg (Seppo et. al. 2003; Jauhianen 2005-2007).

L’importanza del calcio

Oltre ai peptidi bioattivi, anche il calcio contenuto nel latte e nei suoi derivati gioca un ruolo di primaria importanza nella fisiologia della pressione arteriosa. È noto da tempo che l’ipertensione è associata ad alterazione del metabolismo del calcio, ossia ad un’eccessiva perdita di calcio con le urine e un aumento della concentrazione di calcio all’interno delle cellule. L’effetto del calcio dietetico sulla pressione arteriosa si esercita sulla frazione del calcio intracellulare che è legata a macromolecole e non è disponibile in forma ionica. Quindi, quando il calcio dietetico è ridotto, si riduce anche la frazione legata al calcio intracellulare e aumenta la frazione libera, situazione che rende ipercontrattili le cellule muscolari lisce arteriolari con conseguente ipertensione. Incrementando il calcio dietetico la frazione del calcio intracellulare in forma legata aumenta, quello libero diminuisce, attutendo gli effetti vasocostrittivi.

È stato altresì dimostrato che l’assunzione di calcio contenuto nel latte e nei suoi derivati determina una significativa mobilitazione del grasso viscerale; inoltre, da un confronto con l’effetto ottenuto da un’integrazione con la stessa quantità di calcio ma di fonte minerale (calcio carbonato), il risultato ottenuto, in termini quantitativi, è stato molto più elevato nei soggetti trattati con calcio alimentare da latte.

 

 

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