Intolleranza

Intolleranza al lattosio: diffusione nella cultura Masai

a cura di:
Redazione In Salute

Il popolo Masai è intollerante al lattosio
L’intolleranza al lattosio
è diffusa in tutto il mondo. Persino tra le popolazioni dell’Africa centrale e meridionale. Tanto da creare un dibattito tra gli operatori umanitari che, dopo la scoperta della diffusione del disturbo tra le popolazioni più povere del continente, si sono chiesti se abbia senso utilizzare alimenti come il latte e i suoi derivati per combattere la denutrizione. Il latte è, infatti, un alimento ricchissimo di nutrienti (proteine, calcio, vitamine), ma rischia di peggiorare le condizioni dei soggetti intolleranti. Naturalmente, è molto difficile ottenere diagnosi accurate o statistiche di incidenza del disturbo, anche perché i problemi digestivi e intestinali, tra persone molto malnutrite, non mancano. Per questo, alcuni studiosi hanno cercato di comprendere il motivo della diffusione dell’intolleranza tra la popolazione nomade dei Masai.

Le ricerche scientifiche sono partite da una domanda: la capacità di digerire il lattosio, anche dopo lo svezzamento, fornisce un vantaggio selettivo alle persone che hanno accesso al latte come fonte di alimentazione? La persistenza della lattasi (LP) esiste in vari gradi e frequenze in molte popolazioni: tra i membri di questi gruppi è stato identificato il polimorfismo del singolo nucleotide che modula la regolazione del gene LCT (gene responsabile della produzione di enzima lattasi, necessario a digerire il lattosio). Per esempio, una presenza molto forte del polimorfismo del gene LCT è stata riscontrata in popolazioni europee del nord-ovest. In generale, i popoli africani consumano relativamente poco latte rispetto agli Europei e ai Nord Americani. Ciò avviene principalmente perché scarseggia ed è costoso per i bassi redditi locali. Infine, anche la mosca tse-tse, il vettore per i tripanosomi che causa tripanosomiasi nei bovini, ha ridotto il consumo di latte alimentare. In tutto il continente ci sono però popolazioni, soprattutto nomadi, dedite all’allevamento del bestiame. Questi popoli, a differenza degli altri, consumano grandi quantità di latte. E l’abitudine ai latticini contribuirebbe ad alzare il tasso di persistenza di lattasi. Uno studio (Cook, Kajubi, Tribal Incidence of Lactase Deficency in Uganda, 1966) ha mostrato, per esempio, che solo il 16% dei Tutsi che vivono in Uganda sono lattosio-intolleranti. In Nigeria, è stato riportato (Kretchmer et al., Intestinal absorption of lactose in Nigerian ethnic groups, 1971) che i nomadi Fulani hanno un tasso del 20% di intolleranza, molto inferiore alle percentuali delle città nella stessa area. I Tutsi e il Fulani sono popolazioni di allevatori nomadi.

Una ricerca (Robert T. Jackson, Michael C. Latham, Lactose malabsorption among Masai children of East Africa) ha indagato la diffusione del malassorbimento del lattosio anche tra la popolazione Masai. I soggetti di questo studio sono stati 21 bambini di età compresa tra 5 e 14 anni, originari del distretto Kilosa in Tanzania. Questi sono stati selezionati da due piccoli insediamenti Masai. Sono stati eseguiti test di tolleranza al lattosio utilizzando 2 g di lattosio per chilogrammo di peso corporeo fino a un massimo di 50 g. I risultati hanno mostrato che il 62% (13) dei Masai soffriva di malassorbimento di lattosio, mentre solo il 38% (8) era in grado di assorbirlo.

Come mai i Masai sono più intolleranti delle altre popolazioni africane? Una risposta può essere trovata nelle “firme di selezione recente“: in coincidenza con il gene LCT sono più forti nel genoma della popolazione Masai. Il segnale a livello di genoma di “recente selezione positiva” sulla variazione e differenziazione della popolazione per il gene LCT, è maggiore nei Masai rispetto alla popolazione nordeuropea, probabilmente a causa della forte pressione selettiva. In altre parole, la selezione genetica è più recente tra i Masai, rispetto al gruppo europeo, quindi meno completa ed efficiente.

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